Negli ultimi tempi, complice la diffusione di dispositivi portatili che si possono acquistare online, alcune persone ci chiedono se la terapia ultrasuoni a casa può davvero sostituire le sedute professionali che svolgiamo in studio.
Certo, l’idea ha un suo fascino perché è comoda, offre un risparmio di tempo e soprattutto l’autonomia: ovvero poter fare il trattamento ultrasuoni a casa significa poterlo fare ogni volta che desideriamo o ne abbiamo bisogno.
La domanda diventa allora: è davvero così semplice?
Qui ci sono delle differenze di sostanza che bisogna conoscere per non rischiare la salute o il benessere. Il tema è molto importante oggi, allora cerchiamo di capire l’efficacia dei trattamenti e le differenze che ci sono tra l’ultrasuonoterapia a casa e quella che viene fatta a studio.
Per farlo è necessario partire dalle basi, quindi capire cosa sono gli ultrasuoni, come funzionano e perché sono considerati una terapia sicura e molto potente soprattutto nella riabilitazione muscolare e articolare.
Cos’è l’ultrasuonoterapia?
Parliamo di una terapia che si basa sull’emissione di onde sonore ad alta frequenza.
Gli ultrasuoni ad alta frequenza penetrano infatti in profondità nei tessuti: sono onde innocue e impercettibili perché hanno una frequenza che non viene udita dall’orecchio umano, però generano delle microvibrazioni che vanno ad aumentare la temperatura interna.
Questo processo, a sua volta, stimola il flusso sanguigno locale che attiva i processi naturali di riparazione dell’organismo.
Molto affascinante è l’effetto doppio: da una parte l’azione termica migliora l’elasticità dei tessuti e dall’altra attiva un effetto meccanico che possiamo intendere come una sorta di micromassaggio cellulare che riduce la rigidità, drena i liquidi e scioglie le tensioni accumulate.
Per questo l’ultrasuonoterapia viene impiegata quando si parla di tendiniti, contratture, borsiti, traumi sportivi, dolori posturali o infiammazioni articolari.
Quali sono le differenze tra l’ultrasuonoterapia in studio e quella a casa?
Possiamo raccontare come avviene quella in studio. In studio l’ultrasuonoterapia viene effettuata da professionisti formati e inizia sempre con un’anamnesi molto dettagliata.
Valutiamo lo stato di inizio, la natura del dolore, tutte quelle abitudini che possono aver influito sul disturbo, ma anche la storia clinica e la documentazione medica qualora disponibile.
Questa valutazione anamnestica è indispensabile per poter capire la strategia terapeutica più idonea. Senza questa, e con il fai-da-te che vedremo tra qualche momento, si può cadere in una sorta di autovalutazione errata che porta a calibrare gli ultrasuoni in modo non idoneo.
Nel nostro studio poi il trattamento avviene sul lettino, dove viene applicato un gel conduttore sulla zona da trattare, perché questo facilita la trasmissione delle onde. Il terapeuta impiega quindi un manipolo professionale con cui può regolare la frequenza, la potenza e la modalità di emissione, che può essere continua o pulsata, così come i tempi di applicazione.
Poi procede con movimenti lenti e mirati per raggiungere quello che viene chiamato distretto esatto che richiede l’intervento dell’ultrasuonoterapia. In studio ogni parametro che otteniamo è calibrato sulla base della diagnosi e anche della reazione del paziente che notiamo al momento. In genere parliamo di una seduta che dura dai 10 ai 20 minuti, che non fa male e non ha tempi di recupero.
La domanda allora è: se tutto questo lo facessi da solo a casa?
Certo, la terapia ultrasuoni a casa è diventata una sorta di trend, spinta soprattutto dalla semplicità dei piccoli dispositivi portatili e spesso anche da messaggi di marketing che promettono risultati rapidi e comodi.
Tuttavia, è fondamentale capire che ci sono differenze sostanziali tra l’ultrasuonoterapia domestica e il trattamento di ultrasuoni professionali. La prima, evidente, riguarda la potenza del dispositivo.
Gli apparecchi certificati per uso terapeutico che vengono impiegati in studio raggiungono intensità e profondità di trattamento che i dispositivi domestici non possono replicare. Ovvero, per carità, non è che la terapia a casa sia inutile, ma il raggio d’azione è nettamente più limitato.
Un altro punto cruciale è la precisione.
Sappiamo localizzare da soli il punto esatto dell’infiammazione o della contrattura?
La risposta dipende da quanto sappiamo.
Mentre un professionista sa riconoscere grazie all’esperienza, alla competenza, al tatto e alle manipolazioni dove intervenire, a casa è facile sbagliare zona, angolo o direzione dei movimenti.
E ricordiamoci che una terapia ultrasuoni applicata nel punto sbagliato può non dare benefici o, nel peggiore dei casi, irritare i tessuti coinvolti.
Ripetiamo: la valutazione clinica iniziale è fondamentale per capire se quel tipo di dolore è effettivamente trattabile con gli ultrasuoni o se ci possono essere delle controindicazioni, come ad esempio infezioni, patologie, protesi metalliche o pacemaker.
Ultrasuonoterapia personalizzata
Andiamo quindi ad analizzare un aspetto fondamentale: la personalizzazione.
In studio moduliamo la terapia nel corso delle sedute in base a quello che abbiamo fatto prima e a quello che è l’obiettivo che vogliamo raggiungere.
Possiamo aumentare o diminuire la potenza a seconda dei progressi, cambiando modalità, intervenendo su aree limitrofe se necessario e integrando trattamenti manuali o strumentali.
L’ultrasuonoterapia a casa, invece, è standard e ripetitiva perché il dispositivo permette solo le regolazioni base.
Detto questo, la terapia ultrasuoni a casa può avere un senso purché si capiscano i limiti e la si usi in modo intelligente.
Può essere anche un supporto utile per il mantenimento tra una seduta e l’altra, soprattutto se ci sono condizioni croniche lievi o se si sta recuperando da traumi non complessi.
Certo, può favorire il rilassamento muscolare, migliorare la circolazione superficiale e offrire un sollievo temporaneo, ma non ci sentiamo di dire che può sostituire il trattamento professionale, soprattutto se il dolore è intenso, localizzato in profondità, persiste o ha un’origine che non è ancora stata chiarita.
L’ultrasuonoterapia in acqua
Vogliamo anche aprire una parentesi sull’ultrasuonoterapia in acqua, un trattamento che sfrutta le proprietà conduttive del mezzo acquoso per potenziare l’efficacia delle onde ultrasoniche.
Questa è una tecnica particolarmente indicata per le mani e i piedi, perché la forma anatomica può rendere più complessa l’applicazione del manipolo. L’acqua, in questo caso, permette una trasmissione uniforme, riduce l’attrito sulla pelle e rende l’ultrasuonoterapia più delicata, pur mantenendo la sua forte capacità terapeutica.
Questa terapia, ovviamente, non è replicabile a casa in modo sicuro: bisogna farla in studio.
Per concludere, la differenza tra ultrasuonoterapia a casa e terapia in studio richiede diverse riflessioni e valutazioni.
Qui non si tratta solo dell’intensità degli apparecchi, ma della qualità di tutta la terapia: dalla diagnosi all’applicazione, dalla personalizzazione alla sicurezza, fino al monitoraggio nel tempo.
La tecnologia domestica può essere un valido supporto, ma non possiamo dire che è un sostituto se si parla di lavorare in profondità e fare un’ultrasuonoterapia efficace.
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